Ma per essere buoni studenti, non basta essere disposti a imparare. I trabocchetti esistono e per superarli lo studente deve sapere come imparare effettivamente quel che studia.
Si è scoperta l’esistenza di tre barriere ben definite che possono ostacolare la capacità di studiare e, di conseguenza, la capacità di imparare. Tali barriere producono diversi tipi di reazioni mentali e fisiche.
Conoscere e capire la natura di queste barriere e il modo per superarle significa aumentare enormemente la propria capacità di studiare e di imparare.
La prima barriera: l’assenza di massa
Nella Tecnologia di studio si fa riferimento alla massa e alla significanza di un soggetto. Con massa s’intende gli oggetti materiali, le cose reali della vita, mentre la significanza di un soggetto è la serie di concetti, di significati o di teorie che lo contraddistinguono.
È difficile per uno studente cercare di imparare una materia in assenza della massa che la contraddistingue.
Se studia i trattori, la massa corrispondente al soggetto sarebbe un trattore. Potrebbe studiare un testo intero sui trattori, su come guidarli, sui diversi tipi di rimorchi che si possono utilizzare – in altre parole tutta la significanza – ma, come potete immaginare, se non avesse mai visto un trattore la sua comprensione sarebbe estremamente limitata.
Tale assenza di massa può far sì che lo studente si senta schiacciato. Può farlo sentire piegato, può dargli un senso di vertigine, può farlo sentire come morto, annoiato ed esasperato.
Le fotografie o i filmati possono essere utili, perché rappresentano una promessa o una speranza della massa. Ma se si stanno studiando i trattori, la pagina stampata e le parole dette non sostituiscono di certo un trattore vero!
In assenza della massa di ciò che si studia, ci si può sentire piegati, si può provare un senso di vertigine, ci si può sentire come morti, annoiati ed esasperati. La pagina stampata non sostituisce la massa vera e propria.
Istruire una persona in merito a una massa che non ha e che non è disponibile, può produrre alcune reazioni fisiche che sono spiacevoli e che distolgono la sua attenzione da quello che sta facendo.
Se cerchiamo di insegnare a qualcuno tutto sui trattori, ma non gli facciamo vedere neanche un trattore, non gli facciamo sperimentare la massa di un trattore, alla fine la persona sente il suo viso schiacciato, ha mal di testa e prova sensazioni strane allo stomaco. Di tanto in tanto ha un senso di vertigine e spesso gli fanno male gli occhi.
Gli studenti possono imbattersi in questa barriera a qualunque età. Supponiamo che il piccolo Gianni stia andando molto male in aritmetica. Scopriamo che ha avuto qualche difficoltà in un problema di aritmetica che aveva a che fare con le mele; sul suo banco non aveva mele da contare. Procurategli alcune mele e assegnate un numero a ognuna di esse. Ora Gianni ha davanti a sé un numero determinato di mele, non è più una quantità teorica.
Il punto è che il problema di Gianni potrebbe risalire a un’assenza di massa, perciò lo si potrebbe risolvere mettendogli a disposizione la massa. Oppure gli si potrebbe fornire un oggetto o un ragionevole sostituto.
Questa barriera – lo studio di un soggetto senza averne mai a disposizione la massa – produce le reazioni descritte, le quali sono tutte distintamente riconoscibili.
Come porre rimedio alla mancanza di massa
Dato che, quando si studia, non sempre è possibile avere a disposizione la massa reale del soggetto, per rimediare all’assenza di massa sono stati ideati alcuni strumenti utili che rientrano nel campo della dimostrazione.
La parola “dimostrazione” deriva dal latino demonstrare: “indicare, mostrare, provare”.
Il termine dimostrare viene definito così: “insegnare, spiegare, mostrare con mezzi pratici”.
Per fornire massa, si potrebbe fare una dimostrazione, e un sistema per farla è il cosiddetto “kit di dimostrazione” o, familiarmente, “demo kit” (dall’inglese demonstration kit). Il demo kit è composto di diversi piccoli oggetti, quali tappi, fermagli, cappucci di penne, elastici, ecc. Lo studente può usare un demo kit per rappresentare le cose che sta studiando e come aiuto per capire meglio i concetti.
Dimostrando un concetto con diversi piccoli oggetti, si aggiunge massa a ciò che si studia, e questo aumenta la comprensione.
Se uno studente incontra un concetto che non riesce a capire bene, può aiutare la comprensione dimostrando tale concetto con un demo kit.
Con un demo kit si può dimostrare qualunque cosa: idee, oggetti, interrelazioni o il funzionamento di qualcosa. Usando questi piccoli oggetti, si rappresentano le varie parti di ciò che si sta studiando. Per rappresentare i meccanismi e le azioni di un determinato concetto, si possono spostare gli oggetti l’uno in rapporto all’altro.
Un altro mezzo per dimostrare qualcosa è il disegno.
Prendiamo una persona che è seduta alla propria scrivania in ufficio e sta cercando di elaborare qualcosa: prendendo carta e penna e facendo uno schizzo o rappresentando graficamente ciò a cui sta lavorando, può renderselo molto più chiaro.
C’è una regola che dice: se non puoi dimostrare qualcosa in due dimensioni, significa che l’hai capita male. È una regola arbitraria, basata sul giudizio o sulla capacità di discernere, ma è molto funzionale.
Disegnare aiuta a elaborare le cose
È una regola usata in ingegneria e in architettura: se il progetto di costruzione non può essere elaborato con semplicità e chiarezza in due dimensioni, c’è qualcosa che non va e non lo si può realizzare.
Disegni e rappresentazioni bidimensionali rientrano tutti nel campo della dimostrazione e dell’elaborazione.
Un terzo metodo per fornire la massa a dei principi che si vogliono chiarire, è quello che si avvale dell’uso della plastilina per dimostrare un principio o un concetto.
- Gli scopi della dimostrazione in plastilina sono i seguenti:
- 1. Fare in modo che le informazioni studiate diventino reali per lo studente.
- 2. Bilanciare il rapporto tra massa e significanza.
- 3. Insegnare allo studente a mettere in pratica.
Le dimostrazioni in plastilina sono utili perché aggiungono massa; questa è la semplice teoria del loro impiego.
Gli studenti hanno bisogno di massa per comprendere qualcosa. In assenza di massa, hanno solo pensieri o concetti mentali. In presenza di massa, possono riordinare i concetti, perché hanno massa e spazio con cui visualizzare ciò che studiano.
Con la plastilina si possono dimostrare oggetti, azioni, pensieri, idee, relazioni e qualunque altra cosa.
Le dimostrazioni con il demo kit si basano sullo stesso principio, ma quelle in plastilina rappresentano meglio l’oggetto o il principio e mettono a disposizione più massa.
Ogni studente può usare la plastilina per rappresentare un’azione, una definizione, un oggetto o un principio. Si siede a un tavolo attrezzato con della plastilina di diversi colori e dimostra in plastilina l’oggetto o il principio, contrassegnando con un’etichetta ogni pezzo modellato. La plastilina deve mostrare la cosa, non deve essere soltanto un grumo di argilla con un’etichetta sopra. Come etichette si usano piccole strisce di carta.
Supponiamo ad esempio che si voglia dimostrare una matita. Si modella un sottile rotolo di plastilina e lo si circonda con un altro strato di plastilina; il rotolo interno fuoriesce leggermente da una parte, e all’altra estremità si applica un piccolo cilindro, sempre di plastilina. Sul rotolo interno si appone un’etichetta con scritto “grafite”, sullo strato esterno l’etichetta “legno” e sul piccolo cilindro terminale l’etichetta “gomma”.
L’elemento fondamentale è la semplicità.
Ogni cosa può essere dimostrata in plastilina se ci si lavora. E la semplice elaborazione del modo per dimostrarla o rappresentarla con plastilina ed etichette è sufficiente per offrire una nuova comprensione.
L’espressione “come lo rappresento in plastilina?” contiene il segreto dell’insegnamento. Se si è in grado di rappresentare un concetto in plastilina, lo si comprende. Se non si è in grado di farlo, significa che in realtà non lo si è capito. Dunque la plastilina e le etichette funzionano solo se la parola o il concetto vengono veramente compresi. Ed elaborandoli in plastilina se ne ottiene una comprensione.
L’arte non è l’obiettivo di una dimostrazione in plastilina. Le forme sono rudimentali.
Ogni singola cosa modellata con la plastilina dev’essere etichettata, a prescindere dal grado di rudimentalità del cartellino. Di solito gli studenti fabbricano le etichette ritagliando strisce di carta o di cartoncino e scrivendovi sopra con una penna a sfera. Un’estremità della striscia dovrebbe essere ritagliata a punta per facilitare l’applicazione dell’etichetta alla plastilina.
Una dimostrazione in plastilina dovrebbe seguire questa procedura: lo studente plasma un oggetto, vi applica l’etichetta, plasma un altro oggetto, vi applica un’etichetta, plasma un terzo oggetto, vi mette l’etichetta, e così via, in quest’ordine. Tale procedura è basata sul principio che l’apprendimento ottimale richiede un equilibrio tra massa e significanza, e che l’eccedenza di uno di questi fattori rispetto all’altro può far sì che lo studente non si senta bene. Se lo studente plasma tutte le masse della sua dimostrazione in una volta sola, senza applicarvi le etichette, si ritroverà ad accumulare tutte queste significanze nella sua mente invece di “annotarle” una alla volta (sotto forma di etichette) man mano che procede. La procedura corretta esige che lo studente dia un’etichetta ad ogni massa man mano che modella la plastilina.
Un pezzo di plastilina e un’etichetta possono rappresentare qualsiasi oggetto, principio o azione. La plastilina fa la parte della massa, l’etichetta fa la parte della significanza o del pensiero.
Per indicare una direzione o un movimento si usano solitamente delle freccette, che possono essere modellate con la plastilina oppure fatte con un altro tipo di etichetta. Queste cose possono diventare importanti, perché la mancanza di chiarezza riguardo alla direzione o al flusso di qualche elemento della rappresentazione può rendere irriconoscibile tutta la dimostrazione.
Le dimostrazioni in plastilina devono essere grandi. Uno dei loro scopi, infatti, è di rendere reale per lo studente ciò che sta studiando, e se una dimostrazione è piccola (meno massa) può darsi che non sia abbastanza reale per la persona. Le dimostrazioni in plastilina di grandi dimensioni sono più efficaci nell’aumentare la comprensione dello studente.
La comprensione può essere notevolmente favorita elaborando qualcosa e realizzandola materialmente.
Una dimostrazione in plastilina che sia fatta bene e che mostri veramente il concetto voluto, produce nello studente un cambiamento eccezionale. E la persona non rischia più di perdere o dimenticare quanto ha studiato.
Ognuno di questi tre metodi (demo kit, disegni e dimostrazioni in plastilina) per rimediare all’assenza di massa, dovrebbe essere usato liberamente in qualsiasi attività didattica. Le dimostrazioni possono essere determinanti per l’apprendimento di uno studente e per la sua capacità di mettere in pratica ciò che ha studiato.
Perchè studiare
Le barriere allo studio (parte I)
Le barriere allo studio (parte II)
Chiarire le parole
Consigli per approfondire lo studio