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In che modo Scientology può aiutarmi a...?


    In che modo
Scientology
    può aiutarmi
         a...?



Un ciclo di comunicazione e la comunicazione a due sensi sono effettivamente due cose diverse. Se esaminiamo da vicino l’anatomia della comunicazione – la sua vera e propria struttura e le parti che la compongono – scopriamo che un ciclo di comunicazione non è una comunicazione a due sensi completa.

Se osservate il grafico “A” che segue, vedrete un ciclo di comunicazione:


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Qui abbiamo Luca nel ruolo di chi origina la comunicazione. Si tratta del suo impulso primario ed è indirizzato a Paolo. Troviamo Paolo che riceve quell’impulso e che quindi origina una risposta o un riconoscimento, in quanto Luca’, che viene indirizzato a Luca’. Per esempio, Luca ha chiesto: “Come stai?”. Paolo ha ricevuto il messaggio e poi, diventato causa secondaria, ha risposto in quanto Luca’: “Sto bene”. La sua risposta torna a Luca’ e conclude il ciclo.

A questo punto può verificarsi quel che noi chiamiamo un ciclo di comunicazione a due sensi, come illustrato nel grafico B:


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Qui abbiamo Paolo che origina una comunicazione chiedendo: “Come vanno le cose?”. Luca riceve la domanda e quindi, in quanto Luca’ o causa secondaria, risponde: “Bene, direi”. Dopo di che Paolo’ gli fa sapere di aver ricevuto tale risposta.

Nei due grafici troviamo un elemento in comune: nel grafico “A” Luca’ esprime il proprio riconoscimento alla causa secondaria con un cenno del capo oppure con un’espressione soddisfatta; nel grafico “B” Paolo’ conferma nella realtà la ricezione del “Bene, direi” di Luca’ con un segno di assenso o con un’espressione che indichi il fatto di averlo ricevuto.

Se tanto Luca quanto Paolo fossero “uomini duri e di poche parole”, ometterebbero alcune parti di questi cicli. L’omissione più lampante, ossia quella abitualmente indicata come “ritardo di comunicazione”, l’avremmo nel grafico “A” qualora Luca chiedesse “Come stai?” e Paolo rimanesse lì impalato senza parlare (per ritardo di comunicazione s’intende il lasso di tempo che intercorre fra il porre la domanda e la risposta a quell’esatta domanda, data dalla persona a cui era stata posta).

Qui abbiamo Luca che causa una comunicazione e Paolo’ che non continua il ciclo. Non sappiamo, né cerchiamo di scoprire e nemmeno ci interessa se Paolo, come punto ricevente, abbia sentito. Possiamo supporre che, se non altro, Paolo fosse presente e che Luca parlasse a voce sufficientemente alta da essere udito e che l’attenzione di Paolo fosse indirizzata da qualche parte nelle vicinanze di Luca. Ora, invece di proseguire con il ciclo di comunicazione, Luca si ritrova con un ciclo incompleto e non avrà mai l’opportunità di diventare Luca’.

Esistono vari modi per lasciare un ciclo di comunicazione incompleto e questi potrebbero essere classificati come segue:

(1) Luca non emette la comunicazione,

(2) Paolo non riceve la comunicazione,

(3) Paolo’ non risponde alla comunicazione ricevuta,

(4) Luca’ non indica a Paolo’ di averlo sentito con qualche forma di riconoscimento, segno o parola che sia.

Potremmo attribuire varie ragioni a questi comportamenti, ma il nostro scopo non è quello di definire i motivi per cui un ciclo di comunicazione non viene completato. Il nostro scopo mira unicamente al mancato completamento di tale ciclo di comunicazione.

Ora, riprendendo il grafico “A”, supponiamo che Luca sia una persona che origina comunicazioni in maniera compulsiva e continua, indipendentemente dal fatto che abbia l’attenzione di qualcuno o meno, e senza badare al fatto che queste comunicazioni siano o meno pertinenti a una qualche situazione esistente. Vedremo che Luca probabilmente troverà nella sua comunicazione un Paolo disattento che non lo ascolta e, di conseguenza, un Luca’ assente che non gli risponde e quindi un Paolo’ assente che non dà mai riconoscimenti.

Esaminiamo la medesima situazione nel grafico “B”. Qui abbiamo Paolo che origina una comunicazione e lo stesso Luca che ha un flusso in uscita compulsivo. Paolo dice: “Come stai?” e il ciclo non viene completato perché Luca, intento com’è nel mandare avanti la sua linea compulsiva, non diventa Luca’ e non offre mai a Paolo la possibilità di diventare Paolo’ e di mostrare che ha capito.

Vediamo un’altra situazione. Troviamo Luca che origina delle comunicazioni e Paolo che è una persona che non ne origina mai. Luca non è necessariamente compulsivo od ossessivo nell’originare comunicazioni, ma Paolo è inibito nel farlo. Scopriamo che Luca e Paolo, lavorando insieme, compiono un’azione del genere: Luca origina una comunicazione, Paolo l’ascolta, diventa Paolo’, gli risponde e lascia a Luca la possibilità di diventare Luca’. La cosa prosegue abbastanza bene, ma prima o poi s’inceppa sul ciclo a due sensi che viene violato, perché Paolo non origina mai una comunicazione.

Un ciclo di comunicazione a due sensi funzionerebbe nel modo seguente: Luca, avendo originato una comunicazione e avendola completata, può allora attendere che Paolo origini una comunicazione nella direzione di Luca, completando in tal modo la parte restante del ciclo di comunicazione a due sensi. Paolo origina una comunicazione che viene sentita da Luca, Luca’ risponde e Paolo’ indica di aver capito.

In questo modo si ottiene un normale ciclo di comunicazione tra due terminali, poiché in questo caso tanto Luca quanto Paolo sono terminali e vediamo che tra loro la comunicazione fluisce. I cicli dipendono da Luca che origina la comunicazione, da Paolo che l’ascolta, da Paolo che diventa Paolo’ inviando una risposta, da Luca’ che mostra di averla capita, poi da Paolo che origina una propria comunicazione, da Luca che l’ascolta e vi risponde in qualità di Luca’ e infine da Paolo’ che fa capire che ha sentito.

Se agissero in questo modo, indipendentemente dall’argomento trattato, non incapperebbero mai in discussioni e alla fine raggiungerebbero un accordo, anche nel caso che fossero ostili uno all’altro. Le loro difficoltà e i loro problemi verrebbero chiariti e andrebbero molto meglio nei loro rapporti.

Un ciclo di comunicazione a due sensi si spezza quando uno dei due terminali manca di originare una comunicazione quand’è il suo turno. Scopriamo che l’intera società sta incontrando difficoltà enormi in questo senso. La gente è talmente abituata a sorbirsi spettacoli preconfezionati ed è stata così fortemente inibita nell’originare una propria comunicazione da genitori che non erano in grado di comunicare, dall’educazione e da altri fattori, che origina pochissimo. Per iniziare una comunicazione è necessario, in primo luogo, che questa venga originata.

Per questo motivo troviamo persone che parlano principalmente di cose che vengono loro imposte da cause esterne. Vedono un incidente e ne discutono. Vedono un film e ne discutono. Aspettano che una sorgente esterna fornisca loro l’occasione per conversare. Ma, visto che quelle persone sono tutte deboli nell’originare una comunicazione, il che equivale anche a dire che hanno poca immaginazione, scopriamo che coloro che dipendono da impulsi primari esterni si trovano più o meno in una condizione di comunicazione compulsiva oppure inibita e perciò la loro conversazione esce dal seminato in modo rapido e marcato, il che può portare al nascere di una straordinaria animosità o di conclusioni sbagliate.

Supponiamo che in Luca la mancanza d’impulso come causa primaria, lo abbia portato a una comunicazione compulsiva oppure ossessiva; scopriremo che è talmente indaffarato nel produrre un flusso uscente, che non avrà mai l’opportunità di ascoltare chi gli parla e, qualora riuscisse a sentirlo, non gli risponderebbe. Paolo, d’altro canto, potrebbe essere molto, molto, molto debole nel ruolo di causa primaria (il che significa debole nell’originare una comunicazione), tanto da non diventare nemmeno Paolo’ oppure, se lo facesse, tanto da non esprimere mai la propria opinione, sbilanciando in questo modo ancora di più Luca in direzione di una comunicazione sempre più compulsiva.

Come potete vedere da questi grafici, potrebbero nascere alcune situazioni nuove. Ci potrebbe essere il fenomeno della risposta ossessiva come pure quello della risposta inibitoria. Nonostante non sia stata originata alcuna comunicazione primaria verso di lui, un individuo potrebbe passare tutto il suo tempo a rispondere, a giustificare oppure a spiegare, il che è la stessa cosa. Un altro individuo, come Luca’ nel grafico “A”, o Paolo’ nel grafico “B”, potrebbe passare tutto il suo tempo a far vedere di aver capito, anche se non c’è niente che gli sia stato inviato da richiedere un riconoscimento. In ogni caso le manifestazioni più comuni ed evidenti sono l’origine compulsiva e ossessiva, l’accettazione senza risposta e il mancato riconoscimento di una risposta. E in questi punti troviamo dei flussi bloccati.

Dal momento che nell’universo sembra non esista altro crimine se non quello di comunicare e poiché l’unica ancora di salvezza per l’individuo consiste nel comunicare, possiamo immediatamente capire che da questa situazione non possa venir fuori nient’altro che un aggrovigliamento della comunicazione; ma dovremmo anche capire – senz’altro con più gioia – che ora lo si può risolvere.

I flussi si bloccano su questo duplice ciclo di comunicazione quando si verifica della scarsità:

(1) nell’originare comunicazioni,

(2) nel ricevere comunicazioni,

(3) nel rispondere alla comunicazione data,

(4) nel mostrare di aver capito la risposta.

Dunque si può vedere che esistono solo quattro parti che possono diventare problematiche nei grafici “A” e “B”, a prescindere dal numero di strane manifestazioni che ne possono derivare.



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